La fotografia del Paradiso 

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COMANDARE AI GELSI

 

 

Comprendiamo veramente il significato più profondo della Parola di Dio, solo nella misura in cui Il Signore ci “illumina” o, per dirla con le parole del Vangelo, ci “ammaestra”: E tutti saranno ammaestrati da Dio” (Giovanni 6,45). E, nel caso di quella, che la "parabola del granello di senape", ma che a me piace chiamare, “la parabola del gelso”, la “chiave di interpretazione”, tanto desiderata, si è fatta a lungo attendere, ma poi, ringraziando Dio, è arrivata. Il problema iniziale era quello di non riuscire a capire il rapporto tra la domanda degli apostoli: «Accresci in noi la fede!» e la risposta di Gesù: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe (Luca 17,5-6). A prima vista, sembrerebbe un’affermazione scollegata dalla domanda, quindi una “non risposta”, ma, in realtà, non è così. Noi ci attendiamo che Gesù prenda l’iniziativa, quella di accrescere la nostra fede, mentre invece Gesù, si aspetta che siamo noi a prendere l’iniziativa… quella di “avere la fede”. E, qui il verbo “avere la fede”, va tradotto col “mettere in pratica la fede” e, vale a dire, viverla. Ovviamente, a Gesù non interessa che “comandiamo ai Gelsi”, ed in realtà, nemmeno a noi, ciò che a Gesù interessa, è farci capire che, se abbiamo fede, anche solo un “minimo di fede” l’impossibile, per noi,  diventa possibile. La fede, in realtà, è un dono soprannaturale, che Dio ci ha già donato, con il sacramento del battesimo, infondendo nella nostra anima, la fede, insieme alla speranza e alla carità. E, il nostro compito deve essere quello “esercitare questi doni”, “utilizzandoli”, altrimenti se li manteniamo "inattivi", non servono a niente, allo stesso modo dei “talenti sotterrati”. Si, la fede, Gesù ce l’ha già donata, ma sta a noi esercitare questo dono, immenso, semplicemente, vivendola. Naturalmente, va con sé, che non possiamo ottenere, per mezzo della fede, tutto ciò che ci salta in mente, ma la grazia della conversione, per i nostri fratelli, quella sì… ed è il bene più grande, in assoluto, che possiamo ottenergli. E se ci impegniamo per la salvezza degli altri, il Paradiso, per noi, è garantito, ma anche per loro, grazie a noi. Infatti, per quanto riguarda le grazie materiali, dipendiamo in tutto e per tutto solo da Dio. E, Dio provvede, autonomamente, nel donarci questi doni materiali, che ci necessitano per la nostra vita terrena, perché, se così non fosse, non sarebbe nostro Padre, ma, ce li dona, anche come esaudimento, delle nostre preghiere. Per quanto riguarda, invece, il “miracolo delle conversioni”, che conduce alla salvezza delle anime, invece Gesù, ci lascia “carta bianca”, su cui scrivere con “l’inchiostro del nostro amore”, “pagine e pagine” e “libri interi” di “lieto fine”, per la vita eterna…! La potenza, anzi l’onnipotenza, ce la mette Dio, ma “la fa scorrere”, nel mondo, per mezzo di uno strumento semplicissimo, come la nostra fede, nutrita dalla carità e sostenuta dalla speranza. Guai, però, a pretendere di verificare, che il “trapianto del gelso”, dalla terra al mare, sia realmente avvenuto, a seguito del nostro comando, perché, altrimenti, faremmo “fallire” questo “meccanismo divino”, di “causa e effetto” (per volontà stessa di Dio), tra “fede e miracolo”. Noi dobbiamo credere che sia avvenuto, anche senza vederlo, perché se così non fosse, non sarebbe più fede. Il più delle volte, solo quando saremo in Paradiso, potremmo avere la soddisfazione di conoscere, tutte quelle anime, una per una, che si sono salvate, proprio grazie alla nostra fede. La “terra”, dove è piantato inizialmente il gelso, è la terra desertificata, perché priva dell’amore di Dio, che dovrebbe costituire, invece, il suo primo e indispensabile nutrimento. Mentre, il “mare”, è il “mare di amore”, inteso cioè come “amore infinito”, l’amore di Dio, nel quale Lui vuole immergerci, come in un "immenso abbraccio", che si fa "nutrimento", "rifugio", "consolazione", "protezione" e, soprattutto, “realtà unificante”, tra l’umano e il divino. Quindi, a ben guardare, in realtà, la pianta di gelso, non è una pianta, ma siamo noi, uniti a tutti i nostri fratelli, perché figli, di quell'unico nostro Padre celeste, che "fa di tutti uno", radunandoci tutti, insieme nel Santissimo Corpo di Gesù, per mezzo del Suo Spirito divino. E quando ci sorgerà il dubbio, ma che in realtà è una tentazione, che forse è “troppo bello” e “troppo semplice” per essere vero, lo ignoreremo, sapendo che si tratta di un inganno, di un tentativo, goffo, del maligno, di distoglierci dalla verità e dalla salvezza, per "ingessare la nostra fede", per cercare di rubarci la felicità per l'eternità. E ringrazieremo il Padre e il Figlio per averci messo in grado, con la potenza che proviene dallo Spirito Santo, di compiere quel “miracolo di guarigione”, invisibile, ma reale, che è la “resurrezione delle anime” e che avviene proprio per mezzo della conversione. La rinascita, a nuova vita, di quelle anime, che seppur credevano di essere vive, invece giacevano, nella morte, perché erano separate da Dio, a causa del peccato.


 

Testi e immagini © di Luigi Tosti