La fotografia
del Paradiso

481 - UNA VELA E POI IL CIELO
Se, nella navigazione della nostra vita, ci facciamo “vela”, per far "soffiare" sopra di essa, l’amore infinito di Dio, non solo il Paradiso è già assicurato, ma lo stiamo vivendo in maniera anticipata. E quando il mare, sarà trasformato in Cielo, la vela non servirà più, perché saremo approdati nella Patria celeste. E il Paradiso, allora, sarà "l'amare Dio", "potendolo vedere" e "potendolo abbracciare", avendo la sicurezza di non poterlo perdere mai più.
482 - MIRACOLO D’AMORE
Lo Spirito Santo, quando viene ad abitare in noi, porta con Sé, come ospiti divini, anche il Padre e il Figlio, per cui, da quel momento in poi, tutta la Santissima Trinità, abita dentro di noi. Questo dono "immenso" e "incalcolabile", ci verrà mantenuto e conservato almeno fino a che noi, ci manterremo e ci conserveremo in grazia di Dio, cioè "liberi dal peccato". Per questo, chi ha Dio dentro, ed è dentro Dio, "ha già tutto" e si guarda bene dal perdere tutto, per colpa del peccato. Se, però, per un attimo di fragilità, dovesse cadere, si "sbrigherebbe", a chiedere perdono a Dio, per far "ri-avverare" questo vero e proprio “miracolo d’amore”, che è l’unione mistica tra noi e Dio. “Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui”. (1Giovanni 4,16).
483 - L'AMORE ALLO STATO PURO
Cosa vuol dire lasciarsi amare da Dio? Accettare il dono dello Spirito Santo, che è “l'Amore di Dio” e ridonare questo Amore, a Dio e, per amore Suo, anche ai nostri fratelli. Noi riceviamo, dal Padre e dal Figlio, il dono dello Spirito Santo, la terza Persona della Santissima Trinità, che è “l’Amore di Dio fatto Persona”. Ed è per mezzo del dono dell’Amore di Dio, che è Dio stesso, sotto forma di “Spirito d'Amore”, che “non solo dobbiamo”, “ma anche possiamo”, amare anche ogni nostro fratello”. Infatti lo Spirito d'Amore, è ”l'amore allo stato puro", “la fonte stessa dell'amore”, “l'energia più potente al mondo”, che ci rende in grado di amare come Dio ama, cioè in maniera infinita. Noi, grazie al dono dello Spirito Santo, possiamo amare Dio e anche ogni figlio di Dio, con un amore non più solo "umano", quindi egoistico, ma "divino", cioè con un amore vero, perché senza confini. “L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato.” (Romani 5,5).
484 - MANO NELLA MANO
Immaginatevi due innamorati, soltanto che non sono innamorati qualsiasi, perché un innamorato è la vostra anima e l’altro è Gesù. State "percorrendo" il cammino della vostra vita, “mano nella mano”, con “Lui”. Siete "radiosi", essendo consapevoli che nessuna creatura al mondo, può amarvi con l’amore infinito con il quale vi ama Dio. Vi sentite al sicuro, come mai vi siete sentiti, perché sapete che Dio usa tutta la sua onnipotenza per proteggervi. Ora immaginatevi di “strattonare” all’improvviso, la mano di Gesù, per "rincorrere" una tentazione di cui ci siamo “incapricciati”. Ci separiamo da Dio, per rincorrere la “fugace” e “ingannevole”, felicità del peccato. Smettiamo di stringere la mano di Dio, per stringere, in cambio, soltanto un “pugno di mosche”, perché la nostra anima, da quel momento in poi, non appartiene più a Dio, ma al diavolo. Non è una scena di un film immaginario, ma, lo ripeto, siamo noi stessi, nel nostro rapporto di "unità" o di "separazione" con Dio. Eppure, solo fino a che continueremo ad essere “mano nella mano” di Gesù, potremo permetterci il lusso di non temere più né il diavolo, né il futuro. "Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano". (Giovani 10, 28).
485 - IL MOMENTO DELL'INCONTRO
“Ti amo, ma non ho tempo per vederti”? La direbbe mai questa frase un fidanzato alla sua fidanzata? Quando non troviamo il tempo da dedicare a chi diciamo di amare, è perché, in realtà, amiamo solo a parole. Due persone che si amano, che si amano per davvero, non possono fare a meno, di incontrarsi, di vedersi, di stare insieme, per godere quella comunione d’amore che è, per entrambi, fonte, continua e ininterrotta di felicità. Pregare, allora, è tutt’altro che una cosa astratta e complicata, ma molto concreta e semplicissima, pregare è come amare, pregare è amare, pregare è amare per davvero. Allora se ami veramente Dio, non puoi più fare a meno di Lui, del Suo amore del suo incontro e il “momento dell’incontro” è la preghiera. Si, quello che noi, comunemente chiamiamo preghiera, altro non è che il “momento dell’incontro” tra te e Dio. Se, ami veramente Dio, non vedi l’ora di trovare, “un posto” e “un tempo”, durante la giornata, perché possa avvenire questo “incontro d’amore”, fra te e Dio.
486 - ASSORBIRE L’AMORE DI DIO
Recita pure le preghiere, ma fallo con amore e fallo per amore. Dopo un po’ smetti di recitare e parla a Dio con parole tue, non stai parlando al vuoto, Lui è "difronte a te" e "ascolta" ogni tua parola e realizza ogni tuo santo desiderio. Dopo un po’, però, se vuoi entrare in una preghiera ancora più "profonda", incomincia a fare silenzio… Il "silenzio delle parole" e il "silenzio dei pensieri", perché, da quel momento in poi, tutto quello che non è silenzio assoluto, ti "distrarrebbe" dall’ascolto di Dio. Fare la preghiera di contemplazione, consiste, nel non fare più nulla nella preghiera, che non sia, solo e soltanto, “l’assorbire” l’amore, di Dio. Assorbire l’amore di Dio, per poi restituirlo a Lui, in una "circolarità d’amore". Dio non chiede altro che essere accolto dentro il nostro cuore, per poter abitare nella nostra anima. E, allora, per capire questo "amore generativo", perché "genera Dio" dentro di noi, immaginate un abbraccio "accolto" e "ridonato", che non smette di essere accolto e ridonato e che genera una scia, inebriante, di beatitudine. E, all’interno di questo abbraccio, saranno "compresi" anche tutti i figli di Dio, che, proprio perché figli Suoi, sono fratelli nostri. Infatti, allo stesso modo che tu sei contenuto nel Cuore di Dio, anche i tuoi fratelli, sono contenuti nel Cuore divino di Gesù.
487 - UNA PREGHIERA DA VIVERE
La contemplazione di Dio, nella preghiera, ha il valore di una vera e propria “adorazione eucaristica”, perché ci permette di "contemplare" quel nostro Dio, che è "realmente presente" dentro la nostra anima, come in un santissimo Tabernacolo. Si dice "fare" la preghiera di contemplazione, ma sarebbe meglio dire, "vivere" la preghiera di contemplazione, perché più che un "fare" è un "vivere". Durante questa preghiera di ascolto, Dio potrebbe rivelarsi a te, con parole interiori o illuminazioni o donandoti uno stato di beatitudine, oppure potrebbe nascondersi, per mettere alla prova la tua fede, ma in ogni caso, ti riempirebbe di Sé e del Suo amore.
488 - COME SI RICONOSCE GESÙ?
Gesù passeggiava lungo le strade della Palestina e tutti potevano vederlo, con i loro occhi. Ai nostri tempi, però, come si riconosce Gesù? Per mezzo della Sua Parola, che è Parola di Dio e che svela non tanto il viso di Dio, ma il Suo cuore, che è ardente di amore per l'umanità. Moltissimi hanno incontrato Gesù, più duemila anni fa, eppure non l'hanno riconosciuto, perché se l'avessero riconosciuto, avrebbero messo in pratica la Sua Parola.
489 - LA PIU' ALTA VETTA
Ogni preghiera è un "atto di amore" nei confronti di Dio e ogni atto di amore è importante, è necessario e immensamente gradito a Lui, che ci ama per primo e che ci ama di amore infinito. La più "alta vetta" delle preghiere, però, è l'Eucarestia, perché è la dimostrazione, concreta, "dell'amore infinito", che Dio nutre per gli uomini. È il sacrificio di Gesù, che ha offerto la Sua vita, sulla croce, per noi, per la nostra salvezza: la dichiarazione d'amore più grande, fatta da Dio all'uomo. Dichiarazione d'amore del Figlio, che si è sacrificato, dimostrando di amarci più della Sua stessa vita, ma anche del Padre, che ha offerto il Figlio in sacrificio, dimostrando di amarci, a noi che siamo figli adottivi, tanto quanto ama il Suo Figlio unigenito.
490 - IL CORPO NON E' NOSTRO
Il "nostro" corpo "non è nostro", perché dal momento in cui siamo stati redenti, cioè "strappati" al peccato, e quindi liberati dalla morte e dal diavolo, il nostro corpo è diventato “Corpo di Cristo”. Con il battesimo, apparteniamo a Dio e non più a noi stessi, perché la Santissima Trinità viene ad abitare in noi. Se, anziché santificare il nostro corpo, che è diventato "Tempio di Dio", lo "usiamo" come un semplice "oggetto di desiderio" e "strumento di piacere", “profaniamo" questo Tempio e commettiamo uno fra i peccati più gravi, agli occhi del Signore. Solo con il sacramento del matrimonio, Dio "dona lo sposo alla sposa” e “dona la sposa, allo sposo”. L’unione, anche fisica, tra gli sposi, nel matrimonio sacramentale, è "fusione di corpi", che amplifica la "fusione delle anime". Questa santa unione matrimoniale, risponde al "progetto" che Dio ha sull'uomo e sulla donna e il suo fine è l'amore "donativo" e "procreativo. Tra gli sposi, c'è, per dono di Dio, la stessa "comunione d'amore", che esiste nella Santissima Trinità e per "partecipazione divina", viene offerto loro anche il "potere" di "generare la vita”.
491 - COME UNA FORZA MOTRICE
Il digiuno, affiancato alla preghiera, è quella “palestra”, indispensabile per “allenare” lo spirito ad imparare a “dominare” il corpo, per essere fedeli a Dio. Con il digiuno siamo noi che "comandiamo" il nostro corpo e non più il contrario, cioè il nostro corpo che comanda noi. Ci "alleniamo" a dire “no” al cibo, per riuscire a dire “no” al peccato, quando si presenterà la tentazione. Il digiuno, pur avendo una finalità spirituale, ci rende più volitivi, anche in ogni altra circostanza della vita, perché “tempra” e “fortifica” il nostro carattere. Io, lo confesso, all’inizio, pensavo che il digiuno fosse impossibile da realizzare, almeno da parte mia. Poi un giorno, quando ricoverarono mia moglie, che rischiava di morire, all’improvviso scoprii in me una "forza inaudita". Feci il mio primo digiuno e nemmeno soltanto a pane e acqua, come sarebbe sufficiente fare, ma soltanto ad acqua. Ero diventato “inarrestabile” come una “motrice” di un treno, con tutti i vagoni al seguito, "lanciato" al massimo della sua corsa, perché avevo scoperto "energie spirituali" "sconosciute", "prima di allora"...
492 - LA CLASSIFICA DEI MERITI
E quando durante la santa messa, facciamo nostra l’Eucarestia e la offriamo, con infinita riconoscenza al Padre, “eleviamo”, dalla terra al Cielo, la preghiera più potente e più esaudita, quella più cara al cuore di Dio. Con questa preghiera offriamo al Padre i "meriti infiniti" del Suo Figlio Gesù, e, nel momento i cui li offriamo, questi meriti diventano nostri. Se potessimo fare una classifica spirituale e scoprire quali sono i meriti del più grande santo di tutti i tempi, questi suoi meriti non sarebbero minimamente confrontabili con quelli di Gesù. E se potessimo aggiungere a questi suoi meriti, anche quelli di tutti gli altri santi, susseguitisi nel corso dei secoli, la somma di tutti questi meriti, sarebbe, comunque, ancora ben poca cosa, rispetto ai meriti di Cristo, conquistati per noi sulla croce. Questo, naturalmente, non vuol dire che i nostri meriti, non valgono difronte a Dio, certo che valgono... moltissimo… ma solo se uniti ai meriti, infiniti, del nostro Fratello Gesù. Allora, se uniamo i nostri meriti, a quelli di Cristo, neanche uno di essi andrà sprecato ed anche il piccolo di essi avrà un valore, immenso, difronte a Dio.
493 - EROI, CIOE' SANTI
Entrambi gli sposi, sono tenuti alla "reciproca fedeltà", la stessa fedeltà che devono a Cristo, perché se fossero infedeli tra di loro, sarebbero infedeli anche a Dio. Gesù, ordina agli sposi che, quello che Dio stesso ha unito, con il “sacro vincolo” del matrimonio, non sia diviso dagli uomini. Quando gli sposi non sono fedeli alla volontà di Dio e non lo sono perché non pregano, non sono fedeli nemmeno tra di loro. Allora il diavolo riesce, con relativa facilità, a "sfasciare" il matrimonio e a “separare” gli sposi. Quando nel frattempo, passano gli anni e si creano altre unioni, altre famiglie e altri figli, la rottura dei precedenti legami e quindi del matrimonio è irreversibile. Anche in questa situazione, però, possiamo essere salvati da Dio, se viviamo con la nuova persona che amiamo e che magari abita sotto il nostro stesso tetto, "vivendo come fratello e sorella", cioè astenendoci dall'avere, con lui o con lei, rapporti sessuali. Non esiste amore più grande, di chi decide di “vivere in castità”, per evitare che, la persona amata, si danni eternamente. In questo modo, oltretutto, si salveranno entrambi. Non potete neanche lontanamente immaginare, quante sono coppie non sposate, ma ormai unite, oltre che dall'amore, anche da legami di prole, che nel segreto delle mura domestiche,, compiono questa “scelta eroica”. D'altronde non soltanto in questo caso specifico, ma anche in ogni altro caso della vita, quando si sceglie la via della santità, si sceglie la via dell'eroismo, visto che il mondo, per la sua maggior parte, “gira al contrario”, rispetto alla volontà di Dio. Poiché, però la volontà di Dio è quella della nostra salvezza eterna, va con sé che, il contrario della volontà di Dio, è la nostra dannazione eterna.
494 - SE NON FOSSE CHIARO
Gesù, ci ha detto che se vogliamo ottenere il perdono di Dio, dobbiamo perdonare a nostra volta i nostri fratelli. “.. E rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Matteo 6,12). Se non fosse ancora ben chiaro questo concetto, Gesù è ancora più esplicito: “... Ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. (Matteo 6,14-15). Agli occhi di Dio, il perdono non consiste in un "sentimento del cuore", ma in un "libero atto della nostra volontà". Se decidiamo di perdonare, con la "forza della volontà", anche se il nostro cuore non vorrebbe farlo, abbiamo compiuto la volontà di Dio, perché abbiamo obbedito al comandamento più importante di tutti, quello della carità.
495 - TRE COSE MERAVIGLIOSE
Se compiamo il “sacrificio” di perdonare i nostri fratelli, per amore di Dio, mediante un semplice "atto di volontà", anche se, istintivamente, non avremmo voluto farlo, accadranno 3 cose meravigliose nella nostra vita. 1) Quella di “non compiere un peccato” mortale. 2) Quella della "pacificazione del nostro cuore", per dono soprannaturale. Se, all'inizio, il perdono è un peso, tanto che dobbiamo fare violenza su noi stessi per perdonare i nostri fratelli, poi, un giorno, quando meno ce lo aspettiamo, Dio premierà questo nostro obbedienza, donandoci la gioia per averli perdonati. 3) Quella di avere la "certezza di essere esauditi" da Dio, quando lo invochiamo, perché non peccando, non abbiamo perso la grazia di Dio e quindi lo Spirito Santo continua ad abitare in noi
496 - SIATE EGOISTI, PERDONATE
Perdonare i nostri fratelli, è un "investimento" materiale, oltre che spirituale, perché ci ottiene un'infinità di grazie per il tempo presente e, infine, la grazie più grande di tutte in assoluto: il Paradiso. Naturalmente il titolo dell'articolo "Siate egoisti, perdonate" è scherzoso, perché noi non dobbiamo perdonare per "interesse", ma per "amore". Però se, all'inizio riusciste a perdonare, solo per egoismo, Dio sarebbe comunque contento di voi, perché poi, col passare del tempo, provvederà Gesù stesso, plasmando il vostro cuore, a "trasformare" il vostro "puro interesse" in "amore puro".
497 - CON CUORE DI FRATELLI
Il "per-dono", lo dice la parola stessa, "non è un diritto", "ma un dono" ed è la massima manifestazione dell'amore, per questo Dio ci perdona, non perché ce lo meritiamo, ma perché ci ama infinitamente. Ci sono due condizioni, però, per essere perdonati da Dio. "La prima condizione" è quella del "pentimento". Chi non si pente, perché non intende rinunciare al peccato, come può pretendere di essere perdonato da Dio? Il perdono "non è un lasciapassare" per continuare a peccare. E poiché il peccato, equivale a un debito che contraiamo nei confronti di Dio, la "seconda condizione" per essere perdonati da Dio, cioè perché Dio annulli questo debito, è perdonare a nostra volta i debiti che i nostri fratelli hanno nei nostri confronti. Dio ci perdona, con "cuore di Padre", perché siamo Suoi figli e noi, sul Suo esempio, dobbiamo perdonare i nostri fratelli, “con cuore di fratelli”. Anche perché non puoi dimostrare di amare il Padre, se non ami anche i Suoi figli e i figli di Dio, sono, appunto, i nostri fratelli.
498 - DIO NON CERCA ATTORI
Spesso abbiamo deciso che la preghiera non ci interessava, troppo presi nelle questioni, materiali della vita. Altre volte, invece, pur avendo dedicato tempo alla preghiera, abbiamo pregato male e, in pratica non abbiamo pregato. Abbiamo solo creduto di pregare, perché abbiamo impiegato il tempo a recitare le preghiere, ma il "recitare", senza "amare" è pura recitazione, è essere "attori", più che "credenti". Recitare a Dio le preghiere, senza amare Dio, è come offrire a Dio un “contenitore vuoto”, una scatola del dono, ma senza dono. Allora chiederete voi, ma come di mostra a Dio di amarlo? A questa domanda, non vi risponderò io, ma sarà Dio stesso a rispondervi: "Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato". (Giovanni 14, 23,24).
499 - NIENTE RETROMARCIA
Dopo una vita spesa a servire Dio, nella santità, può accadere di essere assaliti da questa tentazione satanica: “Dopo tanta fatica e tanti meriti, puoi anche concederti un po’ di riposo, un po’ di “vacanza” dalla volontà di Dio, un po’ di meritato peccato, tanto lo sai il Signore è misericordioso e tiene comunque conto del tuo passato, lo sai che ti stima molto, per quello che hai fatto per lui finora”. E, poiché Dio conosce bene le tentazioni di stana, "ci mette in guardia" nel "non fare retromarcia" nel cammino di santità. "Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette l'iniquità e agisce secondo tutti gli abomini che il peccatore commette, potrà egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della ribellione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà". (Ezechiele 18: 21,24). "Ci sono molte aquile, che sono diventate gufi notturni". (Padre Livio a radio Maria). Eravamo tutti drogati di peccato, prima della conversione, quindi, anche coloro che oggi sono santi, è pericolosissimo rientrare in questa "tossicodipendenza". Se lo inviti a casa infatti il demonio è prepotente ed è più difficile poi, fargli fare le valige. Essere cattivi con se stessi, per quanto riguarda le tentazioni, vuol dire essere buoni con se stessi, vuol dire amarsi nel modo giusto, vuol dire permettere a Dio di salvarlo e anche di diventare anche fonte di salvezza per i fratelli.
500 - LA ROULETTE DEL DIAVOLO
"Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio». (Luca 9,62). "Voltarsi indietro", dopo aver affrontato il cammino di santità, simboleggia il lasciarsi tentare dalla "nostalgia del peccato" e "buttare all'aria" tutto quanto abbiamo costruito di buono per il nostro futuro eterno. La tentazione esercita una sorta di "potere ipnotico" sulla nostra mente e se la fisserai, facendo tornare alla tua mente il tuo passato di peccatore, finirai col cadere nel peccato. Non sederti al "tavolo verde" delle tentazioni. Non giocarti la tua santità alla "roulette del diavolo", per uno stupido e ingannevole brivido del peccato, perderesti la grazia di Dio. E, se perdessi la grazia di Dio, perderesti tutto, perché perderesti Dio. Quel Gesù che, ormai, hai capito, che è tutto per te, è “la vita della tua vita”, “il respiro del tuo respiro”, la gioia di vivere che pulsa forte, inarrestabile e inesauribile, nel tuo cuore.
501 - LO SPIRITO SANTO CI PARLA
Lo Spirito Santo ci parla attraverso la Parola di Dio, in un colloquio tra Lui e la nostra mente, il nostro cuore e la nostra volontà. E, terminato il tempo di questo colloquio, non ritorniamo subito alle nostre occupazioni, ma appena richiusa la Bibbia, diamo modo alla nostra anima di continuare questa fusione d’amore tra lei e Dio.
502 - ANCHE TU SACERDOTE
Volete un esempio del “mistero sacerdotale”, che è proprio del “sacerdozio regale” e che Dio conferisce ad ogni battezzato e non solo ai sacerdoti?... Pensate alla preghiera del Padre nostro… quando lo preghiamo, non preghiamo solo per noi stessi. Quando preghiamo il Padre nostro, ci rivolgiamo al Padre come “Padre nostro” non come “Padre mio”. Preghiamo in qualità di “sacerdoti”, che intercedono, presso il Padre, nel nome del Suo Figlio, in unione allo Spirito Santo, a favore di tutto il popolo di Dio. Diciamo: “Padre nostro”, in modo che ogni richiesta che facciamo al Padre, la facciamo a nome di tutti, anche a nome di quelli che non pregano… Il Padre nostro, ma anche l’Ave Maria e anche tutte le altre preghiere, le preghiamo non al singolare, ma al “plurale” e quindi, con "cuore sacerdotale”, nel “mistero sacerdotale”. Infatti grazie al “dono del sacerdozio regale”, ogni battezzato, è reso, da Dio stesso, "Sacerdote, re e profeta". Dio ci ha reso sacerdoti, alla maniera di Cristo, cioè "intercessori", "potenti", presso il Suo Cuore e, guai, a “sotterrare” e quindi "sprecare", questo dono immenso di salvezza che il Signore ha messo nelle "nostre mani", "mani sacerdotali". Dio, in questo caso, ci chiederebbe conto di tutte le anime che si sono "perse" a "causa nostra", oltre alla nostra… Questa "missione sacerdotale", che Dio affida ad ogni battezzato, non è solo “importantissima”, perché ad essa Dio "lega" la salvezza di "un’infinità di anime", ma è "gratificante", perché ci permette di diventare “corredentori", insieme al “Redentore”, che è Cristo ed è “premiante”, perché Dio premia, con specialissime grazie, materiali e spirituali, le anime che intercedono per la salvezza del mondo.
503 - LA PREGHIERA SACERDOTALE
Se offriamo la nostra vita al Signore, pregando, obbedendo, ringraziando e donandogli le nostre gioie e le nostre sofferenze, qualsiasi preghiera preghiamo, qualsiasi parole diciamo, ci uniamo, sacerdotalmente, al sacrificio eucaristico di Cristo, diventando noi stessi sacrificio eucaristico, gradito a Dio e per questo portiamo molto frutto. Questa potentissima preghiera sacerdotale, possiamo e dobbiamo farla, in ogni momento della giornata, anche solo con "l’intenzione del cuore", che "non parla", ma "contempla", "ama" ed "offre". Il momento più alto, però, di questa preghiera, è a partire dal momento della consacrazione dell’ostia, quando uniamo al sacrificio eucaristico, che è la vita di Gesù offerta in dono a noi, per la nostra salvezza, anche l’offerta della nostra della nostra vita. Con questa preghiera che è sacerdotale ed eucaristica al tempo stesso, oltre a cooperare con Dio per la salvezza delle anime, che è il fine più importante, riceveremo da Dio grazie di ogni tipo, per noi, per i nostri cari e per il mondo intero…!
504 - C’E’ DA TREMARE DI GIOIA
Il sacrificio di Gesù, sulla croce, si “rinnova”, durante ogni santa messa, con l'offerta della Sua vita, donata singolarmente e personalmente ad ognuno di noi. La salvezza, che ha avuto origine sulla croce, continua, si completa, si concretizza e arriva a destinazione, sull’altare di ogni chiesa, sotto forma del sacramento dell'Eucarestia. Qui avviene quel “miracolo di Dio”, che fa sì che, il “pane” e il “vino”, ci "restituiscano", invisibilmente, ma realmente, il “Corpo” e il “Sangue” di Cristo. E non solo per poter "contemplare", con gli occhi della fede, il nostro Dio, “velato” dal pane e dal vino, ma addirittura per essere "trasformati in Lui". Noi, eravamo già in Dio, perché Gesù aveva già "fatto Suo" il nostro corpo, con la Sua incarnazione e lo aveva anche già salvato, con la Sua passione, morte e resurrezione. Ora siamo noi che, per volontà di Dio e volontà nostra, “facciamo nostro” il “Corpo”, il Sangue" e anche “l'Anima” e la “Divinità” di Gesù. C’è da tremare di gioia e da sussultare di commozione, di fronte alla potenza, infinita, di amore e di salvezza, che ogni volta si sprigiona dall'Eucarestia.
505 - SCHIAVI DEL XXI SECOLO
Quando pecchiamo, proviamo un senso di appagamento, che ci dà, sul momento, l’illusione, che la promessa del diavolo, che il peccato dia la felicità, sia vera. Però, il piacere sparisce molto presto, con la stessa velocità con la quale si era presentato, lasciando il posto, ad uno stato di insoddisfazione, amarezza e inquietudine. Allora, per un meccanismo, che ha quasi dell'incredibile, perché è tutt'altro che logico, cerchiamo di colmare il senso di vuoto e di scontentezza, creato dal peccato, con un altro peccato. Anche questo peccato, però, ci lascerà nuovamente disillusi e intristiti e cercheremo, allora, sulla base di questo diabolico meccanismo di auto inganno, di compensare questo stato di prostrazione, con un nuovo peccato, spostando, via via nel tempo, sempre più in alto “l’asticella del peccato”. Il rapporto di dipendenza con il peccato, non sradicato per tempo, diventa in tal modo, ancora più forte… È questa la fotografia, impietosa, ma reale, dell’uomo, quando il diavolo, avendogli “accecato”, non solo la fede, ma persino la “ragione”, lo trasforma in una sua “marionetta”, in suo “automa”, nel suo “zimbello”, nel suo “schiavo”. Si gli schiavi sono sempre esistiti e ancora esistono, nel ventunesimo secolo, sono gli schiavi del diavolo. Sono schiavi e ancora non l’hanno capito, perché se l’avessero capito, invocherebbero Gesù per essere liberati e Gesù li libererebbe, all’istante!
506 - PECCATO UGUALE DROGA
Volete un esempio pratico del “tunnel” della "droga" del "peccato"? Presto fatto… è lo stesso della droga chimica. La "prima dose”, conduce, inevitabilmente, alla "seconda dose" e poi a "dosi sempre crescenti", per cui ti ritrovi che non sei più in grado di smettere: "distruggi" te stesso e, per "contagio", anche gli altri… Si, lo “spacciatore invisibile” è sempre il diavolo, ma poi, dopo essere caduto nella sua "trappola", lo “spacciatore visibile” diventi tu, che "tenti" i tuoi fratelli. Li tenti con la libera sessualità o con ogni altro peccato mortale, perché ti sei trasformato in un “pusher”. Ogni peccato, è la “droga del diavolo”, perché il maligno si serve del peccato per “legare” la nostra "volontà", alla stessa maniera della droga chimica, dell'alcool, del gioco d’azzardo e anche queste dipendenze, sono, esse stesse, peccato. E, proprio con lo scopo di liberarci dalla schiavitù del maligno, il Padre celeste ha inviato sulla terra il Suo Figlio Gesù, come nostro “Salvatore”, cioè come nostro “Liberatore”. Gesù, che, pur rimanendo Dio, si è fatto anche uomo, può utilizzare la Sua onnipotenza per “riprendersi” ciò che è Suo e non solo per “diritto di creazione”, ma ancor più, per “diritto di redenzione”.
507 - IL MIRACOLO DELLA SCARCERAZIONE
Cristo, per poterci liberare dal diavolo, deve, prima, liberarci dal peccato e per far questo ha bisogno del nostro “permesso”. Dio ha bisogno del nostro “si”, per liberarci dal peccato e quindi salvarci dal diavolo, perché la salvezza e la libertà, che sono due facce della stessa medaglia, possono essere donate, ma non certo imposte. Se accogliamo, però la “grazia del pentimento”, che Dio offre ad ogni peccatore, quesat grazia, ci otterrà, a sua volta, la “grazia del perdono”. E la grazia del perdono, a volerla spiegare in parole semplici, ma concrete, è il “miracolo della scarcerazione”. I “cancelli vengono divelti”, le “catene sono rotte”, i “lacci vengono spezzati”. Veniamo "liberati da satana", che ci teneva schiavi e ritorniamo "finalmente liberi", nella "libertà dei figli di Dio". Riceviamo il dono dell’unione con Dio, il dono della Sua protezione, il dono della gioia di vivere. E, come se non bastasse, nella vita futura, riceveremo anche il dono della felicità infinita e della vita immortale.
508 - DAL DESERTO AL CIELO
Questa vita è un cammino, un attraversamento, un passaggio, un divenire, il cui traguardo non è il morire, inteso come lo scomparire, il cessare di esistere, il non essere più, ma il superamento di un percorso difficile, desertico, il cui termine, nel progetto di Dio, è la fine della prova, la fine della croce, la fine della sofferenza, la fine della morte. Crediamo di essere abitanti della terra, invece siamo “nomadi” perché questa non è ancora la nostra patria, ma un deserto in attraversamento. D’altronde se il deserto fosse la nostra patria, saremmo degli sciagurati, delle persone da compiangere, degli sfortunati a vita, dei disperati. Questa vita, per fortuna, anzi per provvidenza di Dio, non ha una durata illimitata, perché se così non fosse, se l’immortalità fosse qui in terra, vorrebbe dire essere imprigionati dalla croce, senza via di scampo, insomma sarebbe la croce per l’eternità. La morte, per i salvati è un "premio", immenso, incalcolabile ed eterno. All'inizio ad essere premiata con la gioia infinita ed eterna sarà solo la nostra anima. Poi, però, quando Gesù farà risorgere il nostro corpo, perfetto, immortale e destinato a rimanere per sempre giovane, per riunirlo alla nostra anima, sarà tutto il nostro essere ad essere premiato e sempre per l'eternità…!
509 - IL GRADINO PIU' ALTO
La preghiera è “un tempo felice” della nostra vita, perché è quello il momento in cui decidiamo di trascorrere il nostro tempo in compagnia del Dio che amiamo. È non solo il tempo della recitazione di preghiere, ma anche il tempo del colloquio con Lui, dove ogni parola, è preghiera ed anche il tempo del silenzio, dove ogni parola non detta è preghiera di ascolto, cioè di contemplazione. La preghiera è “un’oasi nel deserto”, dove poter riacquistare speranze sempre nuove, è la possibilità di colmare le nostre impotenze con la Sua onnipotenza. La preghiera è "una vacanza dalla croce", perché quando siamo “appartati con Dio”, la fede aumenta e i problemi “scivolano via”, perché li affidiamo a Lui, certi di averli messi in ottime mani. La preghiera è il momento in cui "gridiamo" e "viviamo" il nostro amore con Gesù. Ma dopo aver pregato, cioè dopo aver amato, la più grande manifestazione dell’amore è quella della fedeltà, che è la dimostrazione che l'amore per Gesù, non è solo amore vantato, ma amore, vero, reale e concreto. Se saremo fedeli a Dio, per amore di Dio, diventeremo “ preghiera vivente”. A quel punto, ogni istante della nostra vita, avrà agli occhi di Dio il valore di preghiera. Diventeremo “preghiera vivente”, anzi molto di più… “offerta vivente”, che è il gradino più alto della preghiera.
510 - LA VITA COME INVESTIMENTO
Il primo dono che dobbiamo chiedere a Dio, è il dono della fedeltà, che è Il dono di riuscire a resistere alla tentazione, per amore Suo. In tal modo, diventeremo "preghiera vivente”, perché “non abbiamo mai smesso di pregare”, visto che le tentazioni, durante la giornata, sono continue. Se farete questo, poi tutte le altre grazie, spirituali e anche materiali, verranno da sole, anche senza bisogno di chiederle…! La vita è un soffio, chi, ieri, era ragazzo, forse, oggi si trova già anziano e chi non è arrivato ad essere anziano è perché il Signore l’ha chiamato prima a Sé. “Non sporchiamo”, “non banalizziamo” e “non sciupiamo”, inutilmente, la nostra vita, ma trasformiamola, invece, in una appassionante “storia d’amore con Gesù”. La vita, è un dono che Dio ci ha dato per “investirla” nell’amore che non passa, quell’amore in Cristo, il solo che rimarrà per sempre, insieme alla felicità e all’immortalità.
481 - UNA VELA E POI IL CIELO
482 - MIRACOLO D’AMORE
483 - L'AMORE ALLO STATO PURO
484 - MANO NELLA MANO
485 - IL MOMENTO DELL'INCONTRO
486 - ASSORBIRE L’AMORE DI DIO
487 - UNA PREGHIERA DA VIVERE
488 - COME SI RICONOSCE GESÙ?
489 - LA PIU' ALTA VETTA
490 - IL CORPO NON E' NOSTRO
491 - COME UNA FORZA MOTRICE
492 - LA CLASSIFICA DEI MERITI
493 - EROI, CIOE' SANTI
494 - SE NON FOSSE CHIARO
495 - TRE COSE MERAVIGLIOSE
496 - SIATE EGOISTI, PERDONATE
497 - CON CUORE DI FRATELLI
498 - DIO NON CERCA ATTORI
499 - NIENTE RETROMARCIA
500 - LA ROULETTE DEL DIAVOLO
501 - LO SPIRITO SANTO CI PARLA
502 - ANCHE TU SACERDOTE
503 - LA PREGHIERA SACERDOTALE
504 - C’E’ DA TREMARE DI GIOIA
505 - SCHIAVI DEL XXI SECOLO
506 - PECCATO UGUALE DROGA
507 - IL MIRACOLO DELLA SCARCERAZIONE
508 - DAL DESERTO AL CIELO
509 - IL GRADINO PIU' ALTO
510 - LA VITA COME INVESTIMENTO
Testi e immagini © di Luigi Tosti