La fotografia
del Paradiso

571 - ESSERE COME PADRE PIO?
Vorreste essere uguali a Padre Pio o Santa Teresina del Bambin Gesù, o qualsiasi altro santo che vi innamora? Scordatevelo… ma non sentitevi in colpa, per non esserlo, perché Dio non vuole questo da voi. Dio non ama creare cloni, ma persone uniche e irripetibili, per questo, anche quando ci santifica, non lo fa in serie, tanto che, non esiste un santo uguale all'altro e una missione uguale all'altra. Ma non avete capito qual è la vostra missione? E' impossibile capirlo subito, io ho impiegato molti anni prima di avere le idee chiare sul progetto che Dio aveva per me. Iniziate piuttosto a fare la volontà di Dio e il resto, ve lo prometto, Dio stesso ve lo chiarirà, un po' alla volta, strada facendo... Non avete ancora imparato a camminare e già volete correre? Imparate prima a camminare e il resto verrà da sé. Se, infatti, procederete con fedeltà e costanza, nel cammino di conversione, Dio, prima o poi, vi svelerà i disegni meravigliosi che ha per voi e per mezzo di voi, per l'intera umanità.
572 - “TACI ED ESCI”
A causa del peccato, "apriamo la porta” della nostra anima al diavolo, ma, poi è costretto ad uscire, per ordine di Gesù, se pentiti gli presentiamo i nostri peccati, per mezzo di un sacerdote. “Taci e esci” (Marco 1, 25). E, nel caso in cui il demonio non possa entrare in noi, perché teniamo “sbarrata la porta” della nostra anima, non cedendo alle tentazioni, userà una strategia diversa. Non potendo giocarsi la carta del peccato, tenterà un’altra carta, quella della sfiducia. Il diavolo approfitta delle prove, che ogni uomo, deve affrontare nella sua vita, per “puntare l’indice accusatore contro Dio”. Cercherà di "incrinare" il rapporto di fiducia che abbiamo instaurato con Dio, di creare una "frattura" insanabile, tra noi e Lui. Saper riconoscere in tempo questo tentativo del maligno, che mira a farci perdere il nostro bene più prezioso, che è la fede, è di fondamentale importanza per non cadere nella trappola mortale, della nostra separazione da Dio. Perché chi si separa da Dio, resta indifeso, perché perde la protezione di Dio e il demonio lo ghermisce, come fa un rapace con i piccoli, implumi che si sono allontanati dalla madre. Perdere la fede è ancora peggio che cadere in un singolo peccato, perché la fede è quella molla che ti fa rialzare, dopo aver chiesto perdono a Dio e ti fa ritornare nuovamente unito a Lui.
573 - LA RIEDUCAZIONE ALL'AMORE
Siamo tutti assaliti dalle tentazioni, come gli assediati in un “fortino” e solo quelli che, pregando, sono sostenuti dalla grazia soprannaturale, riescono ad essere più forti del peccato. Però, nessun essere umano è uguale ai suoi errori, nessuno è identificabile con il peccato che commette. E Dio, in cambio del pentimento sincero, ha il potere di perdonarci, anche se avessimo commesso i peccati più gravi e imperdonabili, agli occhi degli uomini. Al perdono però, che ci salverà dall’inferno, sarà accompagnato un periodo di purificazione, cioè di "rieducazione all'amore", che sarà tanto più duro, quanto più sarà stata la gravità del peccato che ci ha “traviato”. Il dolore è necessario per “purificare l’anima” dai peccati commessi, oltre che per tenerci lontano dai peccati che potremmo commettere. E, quanto più la nostra anima si sarà “lordata”, pesantemente, di peccati, tanto più il “bisturi” di Dio, per strapparci al male, dovrà “affondare” nella nostra vita, per eliminare le metastasi.
574 - LA GOMMA DI DIO
Il perdono di Dio, è quella “gomma” che “cancella la colpa”, ma non cancella la pena, che, per il nostro stesso bene, dovremo subire, qui sulla terra, per espiare il male fatto e purificare la nostra anima. In questo modo ci verrà restituita da Dio, quella "veste bianca" che avevamo perduto, a causa del peccato. Infatti, senza la veste bianca, quella che ci è stata donata, per la prima volta nel battesimo e che si può rinnovare con la confessione sacramentale, nessuno potrà varcare quella porta dell’eterna felicità, che è il Paradiso. E il “candore” di questo "abito", che non è un abito fisico, ma spirituale, è quello dell’anima. L’anima è resa candida dal sangue di Cristo, versato per noi sulla croce, che l’ha lavata. E' per i meriti di Cristo, che dopo essere “morta”, è "rinata", ora però le manca solo una cosa, un periodo di purificazione, per mezzo delle tribolazioni che dovrà sopportare, ma che le varranno la felicità, per l'eternità. “Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: «Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello” (Apocalisse 7,13-14).
575 - IL FUOCO E LA PAGLIA
Non possiamo pretendere dal fuoco, che non incendi la paglia, né dalla paglia, che non venga incendiata dal fuoco, se mettiamo in contatto la paglia con il fuoco. Allora, essendo noi la “paglia”, il segreto, per non bruciarci, è quello di "allontanarci", il più possibile, da quel “fuoco” che è la “tentazione”. La tentazione proviene dal demonio, con un meccanismo che somiglia ad una “trappola”, perché ti propone il peccato, come oggetto di desiderio, “illudendoti” che, se soddisferai questo desiderio, sarai felice e nascondendoti che il peccato conduce all'infelicità e alla morte. Il diavolo ti proporrà un pensiero che pur essendo cattivo, ha un potere seduttivo e se non abboccherai all’amo, insisterà... Ti dirà: “Pensaci...!”, per allargare il suo raggio di azione, dalla tua mente alla tua immaginazione. Se tu cadrai nel tranello di fissare la tua attenzione sul peccato, subirai il potere di attrazione del male e come in un effetto domino, si arrenderà al peccato, dopo la mente, anche il cuore, poi anche la volontà... "Pensarci", cioè indirizzare la nostra attenzione sul peccato, equivale a "fissare" un pendolo, durante un procedimento di "ipnosi". Diventa, quindi, di fondamentale importanza, "fuggire la tentazione", prima che abbia il tempo di “disarmare volontà”. Si, il meccanismo della seduzione demoniaca, somiglia tanto all’ipnosi: più guardi il peccato e meno riesci a distogliere lo sguardo dal peccato. L’unico modo per fuggire la tentazione, è quello di "voltare" il nostro sguardo "dall’altra parte", per incontrare lo sguardo di Gesù.
576 - FILIPPO E CHIARA
San Filippo Neri diceva “Se Dio non mi tenesse una mano in testa, commetterei più peccati, lui, di tutte le persone che confesso". Alcuni secoli prima, Santa Chiara da Montefalco, era arrivava perfino a dire, “Senza l'aiuto di Gesù, sarei peggiore di tutti i demoni”. E se certe espressioni ci sembrano esagerate e effettivamente lo sono, testimoniano però l'umile consapevolezza, di chi, ben comprende, che, senza l'aiuto della grazia di Dio, non solo sarebbero peccatori, ma forse, anche grandi peccatori... E non c'è da stupirsi più di tanto, per questa riflessione, perché tanto più siamo, seriamente impegnati nel cammino di santità e tanto più, “siamo nel mirino di satana” che ci aggredirà con tentazioni di ogni tipo, perfino quelle più vomitevoli, nel tentativo di destabilizzarci. Questo però, è un buon segno, perché, se il diavolo sta facendo tutta questa fatica, per tentare di riprenderci, senza riuscirci, vuol dire che, siamo veramente, “in ottime Mani”, quelle di Dio.
577 - IL PRIMO FRUTTO DELLA GRAZIA
Il primo frutto, "riconoscibile" della grazia, che è la prova certa dell'azione dello Spirito Santo in noi, è il "dono" del "santo odio" del peccato. La nostra fragilità nei confronti del peccato, rimane anche dopo la conversione, ma con la profonda differenza, che, ora, il peccato lo odiamo e, odiandolo, lo combattiamo, con tutte le nostre forze. Forze, che non solo solo le nostre… perché la divina grazia vine in nostro soccorso e le moltiplica. Allora, ogni volta che combattiamo il peccato, col "ferreo desiderio di vincere", per amore di Gesù, Gesù, ci dona, "immancabilmente", la vittoria.
578 - NON SI VERGOGNA
Se il maligno non si è vergognato di tentare Gesù, figuriamoci se si vergognerà di tentare noi… Ma più ci tenta e più noi resistiamo alla tentazione e più il nostro nemico, ottiene "l'effetto contrario". Infatti, noi "progrediamo" in santità, acquisiamo meriti “incalcolabili” e rendiamo la nostra unione con Dio, sempre più "blindata”.
579 - NAUFRAGHI ALLA DERIVA
Il diavolo non ha bisogno di tentare quelli che vivono, "abitualmente" in uno stato di peccato, perché hanno ormai “anestetizzato” la loro coscienza, che è la "voce di Dio". Il diavolo non ha bisogno di tentare quelli che hanno “sciupato” e “disprezzato” la grazia, cioè il “soccorso di Dio”, che li voleva liberare dalla “camicia di forza” del peccato. Il demonio non ha bisogno di tentare quelli per cui il peccato, a forza di peccare, è diventato ormai una dipendenza sempre più forte, che “alzano l’asticella del peccato”, di volta in volta sempre di più, fino a raggiungere livelli di perversione sempre più alti. Sono “naufraghi alla deriva”, ma se faranno verità sul loro stato di peccato, che mette a rischio la loro vita eterna e chiederanno soccorso a quel Gesù, che “comanda al vento e al mare”, saranno tratti in salvo dalla Sua onnipotenza misericordiosa.
580 - NON USCIRE DALL'AMORE
Certo non è sempre facile andare d’accordo con i fratelli, a volte nemmeno con quelli che incontriamo a messa, o nelle comunità di preghiera, magari perché un torto da loro, che sono uomini di fede, non ce lo aspetteremo… A volte non è nemmeno facile andare d’accordo con i nostri cari, o con i nostri parenti e sempre per lo stesso motivo, perché siamo portati ad essere più esigenti con loro che con gli estranei. Ma, chiaramente, è difficile andare d’accordo anche con gli estranei, che, però, a dire il vero, agli occhi di Dio, non sono estranei, ma nostri fratelli, perché con loro siamo ancora meno pazienti… Insomma, c’è sempre un motivo per spazientirsi, perdere la pace, accumulare risentimento, giudicare, condannare. Qualsiasi sia il motivo, che crea spirito di divisione tra noi e i nostri fratelli, sappiate, però, che anche se fosse valido per noi, non sarebbe valido agli occhi di Dio. Non sarà mai considerato da Dio, come una scusa valida, per disobbedire al comandamento della carità. Quindi chi coltiverà lo spirito di divisione, (che viene dal diavolo) e che è il contrario dello spirito di unione, (che viene dallo Spirito Santo), impedendo la circolarità dell'amore tra lui e i fratelli, impedirà anche la circolarità d'amore tra lui e Dio. Non che Dio smetterà di amarlo, ma separandosi dall'Amore di Dio, che è lo Spirito Santo, non potrà più beneficiare della Sua protezione e di tutte le Sue benedizioni. Questo almeno fino a che, per mezzo della conversione, lo Spirito Santo, non tornerà a fare della sua anima, la Sua abitazione.
581 - L’EGOISMO CIECO
la maggior parte delle croci che subiamo o che infliggiamo agli altri, sono causate dai peccati che commettiamo, o che subiamo. Un esempio concreto? Quando sfasciamo una famiglia per rubare il marito o la moglie di un'altra o di un altro e, parallelamente, quando abbandoniamo moglie e figli, per un’altra donna, o un altro uomo, come se si trattasse di oggetti, per inseguire emozioni nuove. Quando abbiamo rapporti liberi al difuori del matrimonio e creiamo gravidanze indesiderate, figli senza padre, perché non riconosciuti, forse traumatizzati per tutta la vita o abbandonati, o abortiti, quando, sempre a causa della libertà sessuale, contagiamo malattie ad altri, o veniamo contagiati da essi. L’egoismo cieco, e "semina una scia di dolore nel mondo".
582 - LA MALVAGITA’
L’egoismo cieco, crea sempre ingiustizie ai nostri fratelli, ma quando l’egoismo si trasforma in intenzionale malvagità, supera il limite e grida vendetta difronte a Dio. Stiamo parlando di chi ruba le vite degli altri con il traffico di droga, di armi, di esseri umani, di organi, con il gioco d’azzardo, con le estorsioni, le rapine, gli omicidi, i ricatti le truffe, gli abusi di potere, lo sfruttamento dei lavoratori e in alcuni casi anche la loro riduzione in schiavitù. Dappertutto c’è il contagio del dio potere, del dio denaro, del dio piacere.
583 - L’IRA DI DIO
Siamo diventati carnefici dei nostri stessi fratelli, ma proprio perché carnefici, anche vittime, di un carnefice più grande e spietato di noi: il demonio. Ci distruggiamo, l’un con l’altro, perché disobbediamo al comandamento dell’amore di Dio e attiriamo su di noi, per il nostro stesso bene, quei Suoi castighi paterni, cioè quelle “croci di correzione”, proporzionali alla gravità delle ingiustizie commesse contro i nostri fratelli. Se, queste sofferenze che ci sono offerte dalla misericordia di Dio, con l’intento di salvarci, non fossero sufficienti a farci pentire del male fatto, piomberebbe, inevitabilmente, su di noi, quell’ira di Dio, che è l’inferno e che è riservata solo a coloro che, fino alla fine, avranno respinto la sua offerta di salvezza…
584 - DIFENSORE DEGLI INDIFESI
Dio si fa "difensore dei piccoli" e degli oppressi, non solo compensandoli con grazie in questa vita e con il Paradiso, nell’altra, ma anche condannando in maniera inappellabile ed eterna quei loro carnefici che, fino alla fine, non si ravvedono. Chi fa del male ai suoi fratelli, che ancor prima di essere suoi fratelli, sono figli di Dio, si fa “carnefice”, degli altri, ma anche “vittima” di se stesso.
585 - VITTIME E CARNEFICI
Si, il carnefice dei suoi fratelli, è anche vittima, vittima di se stesso e del diavolo che è diventato il “cancro” della sua anima e, più passa il tempo, e maggiormente estendono le sue metastasi. Chi pecca, facendo della sua vita uno "stato abituale di peccato", è un "malato terminale", uno che non sa quanto gli rimane ancora da vivere, eppure non si precipita da Cristo, medico dei corpi e delle anime, per essere guarito e salvato. Vive, già in questa vita, una sorta di "inferno anticipato", perché a causa del peccato è separato da Dio e dalla sua gioia, ma se non si convertirà, nell’altra vita ad attenderlo ci sarà un ‘infelicità molto più grande: quella dell’inferno vero, definitivo ed eterno.
586 - IL VANTAGGIO DI ESSERE DIO
Il vantaggio di essere Dio? Quello di non essere mai stato creato, perché è sempre esistito. E, già solo da questo, potete immaginare quanto sia “immenso”, "sconvolgente" e “assoluto” il potere di Dio, “Re de Re”, “Re eterno”. "Il Suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo Regno è tale che non sarà mai distrutto. (Daniele 7,14). E anche se tu fossi un dittatore, o il più ricco tra i miliardari, o il più temuto fra i mafiosi, o il politico più potente, o il personaggio dello spettacolo più osannato, non sei nessuno difronte a Dio. Tutti i poteri umani, sono solo "caricature" rispetto all'unico potere che è quello divino. E persino un potere grande, come quello del diavolo, è soltanto una "barzelletta", rispetto all'onnipotenza di Dio.
587 - "SE UNO MI AMA"
“Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. (Giovanni 14, 26). A volte Dio ci permette di avvertire, sensibilmente, la Sua presenza, per far crescere la nostra fede, altre volte, e sono la maggioranza, si nasconde, per lasciarci il “merito” e la beatitudine di credere senza sperimentare la Sua presenza. “Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (Giovanni 20, 29). Per questo, Gesù ci non è “il sentire”, o “il non sentire”, la Sua presenza, ma dall'obbedire a Dio.
588 - ESSERE ABITATI DA DIO
L'essere abitati da Dio, anziché dal demonio, non dipende soltanto dal pregare in chiesa, oppure dal pregare. Dal pregare nel segreto della nostra stanza, oppure dal pregare, camminando per strada e pensando con amore e riconoscenza a Lui. La, ma dall’esser uniti a Lui, per mezzo della verità, quando preghiamo. Quando facciamo verità in noi e di conseguenza nella nostra vita, chiamando peccato, ciò che Dio chiama peccato e fuggendolo con orrore, ogni volta che preghiamo, indipendentemente da "come", "dove" e "quando", otterremo "frutti certi” da Dio, così come ci promette la Parola di Dio. “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”. (Giovanni 15,7-8).
589 - LA FAME DI APPALUSI
La vanagloria è la smania di mettersi in mostra, il desiderio di primeggiare, la fame appalusi. La vana-gloria è il tentativo (vano), come dice il nome stesso, di mettere sul “trono”, al posto di Dio, il nostro io. La vanagloria, è un “tentativo (destinato al fallimento) di colpo di stato”. Quelli che cadono nella trappola della vanagloria, tesa loro, proprio dal demonio in persona, pur credendo, di servire il Signore, servono solo se stessi e pur dicendo di cercare la gloria di Dio, cercano solo una gloria personale. L'antidoto naturale alla “sete di protagonismo, è il “desiderio del nascondimento", perché la santità, se è vera, non va sbandierata. E, anche se lo fossimo, santi, il momento in cui acconsentissimo alla tentazione di esibire la nostra santità, smetteremo, in quel preciso istante, di esserlo. L'insegnamento dell'umiltà ci viene da quel maestro interiore, che è lo Spirito Santo, dalla Parola di Dio e dalla vita dei santi. E, Santa Teresa di Calcutta, a tutti quelli che la lodavano, “smontava” i loro complimenti con queste semplici parole: “Io sono la piccola matita di Dio”.
590 - SE TI SEPARI, PERDI TUTTO
Se sei “schiavo” del peccato, satana cercherà di convincerti a rimanere schiavo, cioè a non chiedere a Gesù di essere liberato dalle “catene” del peccato. Se, invece, sei in grazia di Dio, satana cercherà di farti credere che la vera libertà è quella di peccare, per cercare di farti ritornare ad essere suo schiavo. Ricordi le parole di Dio: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». (Genesi 3,11). Con il peccato mortale perdi tutto quello che hai di più prezioso e cioè la vita. Infatti la morte è entrata nel mondo a causa del peccato. La tua vita non te la sei data da solo, ma te l’ha donata Dio che ti ha creato e la tua vita è Dio stesso. “Se ti separi da Dio”, che è la tua vita eterna, “perdi tutto”.
591 - L'AMNISTIA DIVINA
Con il “primo atto” della redenzione di Cristo, veniamo giustificati dai nostri peccati. I nostri peccati vengono cancellati, come per una “amnistia divina”, per i meriti infiniti di Cristo, acquisiti, per noi, sulla croce. Grazie al sacramento del battesimo e della confessione, ci sono perdonati i nostri peccati, quindi siamo riconciliati con Dio come nel giardino dell’Eden. Con il “secondo atto” della redenzione di Cristo, veniamo benedetti da Dio e con una benedizione, ancora più grande di quella che esisteva già tra Dio e l’uomo nel giardino dell’Eden. Infatti, la “comunione d’amore” tra Dio e Adamo ed Eva, era costituita solo dalla “vicinanza di cuori”. Dopo la redenzione, però, questa “vicinanza di Dio”, fa un grandissimo salto di qualità, diventa “inabitazione di Dio”.
592 - MANI PURE
Quando preghiamo e alziamo al cielo, fisicamente, o anche solo spiritualmente, è fondamentale che le nostre mani, siano pure. Per avere mani pure, dobbiamo avere un cuore puro, che cioè si decide per fare la volontà di Dio, che è volontà di amore e non di conflitto, di unione e non di divisione. Se il nostro cuore non è un “cuore libero”, non è un “cuore puro”. Occorre liberarsi dall’ira, dall'odio, dal risentimento, dall'inimicizia, dalla rivalità, dall'invidia, dalla gelosia, dalla maldicenza, dalla calunnia, dal desiderio di vendetta, dalla mancanza di perdono, da ogni sentimento contrario al comandamento divino della carità. D'altronde come potremo pregare Dio, sperando di essere esauditi, mentre il diavolo, a causa del peccato, si "annida" ancora dentro il nostro cuore?!!... Chiediamo a Dio, prima di tutto, il perdono dei nostri peccati, che è la liberazione dal diavolo. “Io voglio dunque che gli uomini preghino in ogni luogo, alzando mani pure, senza ira e senza contese”. (Timoteo 2, 8).
593 - E VI SARA' DATO
“Quando il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto.” (Salmo 84, 13). Il contadino dopo aver seminato, attende con impazienza che la terra dia i suoi frutti, ma questi frutti, sono i doni di Dio e quindi dipendono da Lui, ancor prima che dalla terra. Il buon esito della nostra fatica, dipende sempre e soltanto da Dio, in ogni campo della nostra vita e non solo in agricoltura. Gesù vuole donarci, ancor prima dei "frutti", un "bene" infinitamente più grande: Lui stesso. Preoccupiamoci di “seminare” la Parola di Dio nel nostro cuore, per “raccogliere” Gesù nella nostra vita, presente e futura e tutto il resto, i frutti, verranno di conseguenza, a cominciare dalla salvezza delle anime.!
594 - DUE AVVOCATI POTENTISSIMI
La Chiesa, sempre guidata dallo Spirito Santo, nelle proclamazioni della verità di fede, ha attribuito a Maria, tra i suoi tanti titoli, anche quello di "Avvocata nostra". Insomma se prima non sapevi di avere un "Avvocato celeste", ora lo sai. Anche tu, se lo desideri, ti puoi far difendere da Lei, soprattutto nelle cause impossibili e non ti preoccupare se non hai sufficienti disponibilità economiche, perché per fortuna, anzi per bontà di Dio, Maria, ancor prima di essere un potentissimo Avvocato, è tua Madre. Maria difende le nostre cause, intercedendo presso suo Figlio Gesù, che è “nostro Avvocato” presso il Padre celeste, “Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo". (1 Giovanni 2, 1-2)
595 - QUATTRO VOLTE GRAZIE
Il primo ringraziamento lo rivolgiamo al Padre, è per averci donato Gesù. Il secondo ringraziamento lo rivolgiamo a Gesù, è per averci riconciliati col Padre, dopo che eravamo separati da Lui, a causa del peccato. Il terzo ringraziamento lo rivolgiamo allo Spirito Santo, dono del Padre e del Figlio, per averci santificato, cioè reso capaci di fare la volontà di Dio, quindi permesso di rimanere uniti al Padre e al Figlio. Il quarto ringraziamento lo rivolgiamo a Maria, Madre di Dio e Madre nostra, è per averci donato Gesù e per continuare a donarcelo, anche oggi, attraverso il dono dello Spirito Santo, suo Sposo.
596 - UN’INVESTITURA DIVINA
Nell’antichità, la cerimonia con la quale si investiva un monarca del suo potere regale si concludeva con “l'unzione dell’olio” sul suo capo. E la stessa unzione avveniva anche per l’investitura a sacerdoti e profeti. Per questo motivo, non è un caso, che il sacramento battesimale, sia celebrato con la sacra unzione per sottolineare “l'investitura, divina” che trasforma, ogni battezzato in "re", "sacerdote" e "profeta".
Testi e immagini © di Luigi Tosti